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Piove a Torino.

maggio 20, 2012

La pioggia mi ricorderà per sempre San José. E mi vengono in mente

  • una corsa in taxi. Ok, un taxi pirata. Di notte giù da Heredia verso San José correndo come matti, sotto di noi la distesa di luci che si apre dopo una curva e l’aria tiepida della notte del tropico.
  • il vento dell’estate tropicale che ti stropiccia la gonna e ti spettina sotto il sole impietoso del mezzogiorno.
  • un tramonto a Guadalupe, tra una distesa di baracche di lamiera, fili della corrente pericolanti, la campana della chiesa che suona la messa delle sei e le nuvole che si addensano dietro le montagne.
  • il treno per Heredia, l’odore acre di ferrovecchio e sedili malandati, tirare giù i finestrini e mettere la testa fuori per guardare un particolare angolo di città che scorre davanti ai tuoi occhi ai 40 km all’ora. Distese di rifugi notturni dei senzatetto, rari passaggi a livello, il fischio continuo del treno, attraversare la montagna su un ponte che speri tenga anche questa volta.
  • la notte quando piove leggero leggero, camminare nella calma della sera, quando il silenzio è disturbato dai tuoi passi e dalle gocce che si lasciano cadere pesanti dalle foglie.
  • il mercato dei contadini, il sabato mattina che scorre veloce e la pioggia dell’una del pomeriggio che si avvicina e ti tocca saltare tra le pozzanghere e fermare un taxi per tornare a casa.
  • l’alba alla stazione Coca Cola, la città che si sveglia e tu che prendi il primo bus delle 5 tra l’odore delle prime colazioni del mercato.
  • il colore della notte, l’odore dell’umidità che ti si appiccica addosso e non se ne va più, le nuvole che corrono basse e veloci o il cielo grigio per giornate intere che pensi di essere veramente a Torino. Come quando piove a Torino.

6 tappe in Messico.

maggio 18, 2012

Dici Messico e pensi Cancun, spiagge bianche, piramidi Maya, deserto polveroso. O, in alternativa, narcos, droga, pericolo, omicidi.

Bene, sappiate che un paese con una popolazione di oltre 112.000.000 di persone e circa 1.970.000 kilometri quadrati non può essere solo questo.

La mia gitarella in Messico ha previsto le seguenti tappe: Ciudad de México – Teotihuacan – Cuernavaca – Taxco – Puebla – Cholula.

Se state viaggiando attraverso gli STATI UNITI MESSICANI, questi consigli potrebbero tornarvi utili!

 

 

Tappa 1. Ciudad de México, meglio conosciuta come DF: Districto Federal.

Ho visto capitali centroamericane e ci ho anche vissuto… bene, DF NON è una capitale centroamericana. Innanzi tutto è un gran bordello, con un’area metropolitana di 25 milioni di persone stipate su quello che anticamente era un terreno lacustre… e quando ci arrivi dall’aereo le case sembrano tanti lego lanciati a caso sulle colline.

Ma oltre al casino, DF è una città latina ma anche nordamericana, con qualcosa di coloniale ma che non ha rinunciato alla storia precolombina… insomma è una gran figata.

Se ci passate, non dimenticate di fermarvi qualche giorno, perchè ne vale davvero la pena.

 

Cosa ho visto e secondo me è da non perdere:

-il museo di antropologia. Prendetevela comoda, ci passerete almeno mezza giornata.

-il bosco e il castello di Chaputlepec. Un piccolo polmone verde nel centro della città. Andateci di domenica per incontrare i messicani veri.

-tutto il centro, lo Zocalo. Incantevole. Ci si sente un po’ in Europa, ma anche no.

-Plaza de las tres culturas. Per chi conosce la storia, qui venne ferita Oriana Fallaci. Interessante scambiare opioni con un messicano… provate e mi direte.

-la torre Latinoamericana. Salite fino all’ultimo piano con l’ascensore (mi pare sia il 48°) e guardate giù. E provate a vedere la fine della città…

-plaza Garibaldi. Qui ogni sera si riuniscono i mariachi per gli spettacoli. Fateci un salto, ma se siete appassionati fate che entrare in uno dei ristoranti della piazza, dove ci sono spettacoli di musica dal vivo. Cautela nella zona, anche se a due passi dal centro magari dopo una certa ora tornate in taxi.

 

Cose che non ho visto per via del tempo e mi mangio le mani:

-il museo Frida Kalo.

-Coyoacan, il quartiere di Frida.

-troppe altre cose. DF è una città talmente piena di cultura e varietà, che uno ha solo l’imbarazzo della scelta.

 

Miti da sfatare:

-DF è una città pericolosa. Cercate da dormire in centro: in un anno è stato il posto cittadino dove mi sono sentita più sicura e dove si può uscire anche la sera a piedi senza problemi. Fate attenzione sui mezzi e con i taxi: questi dicono sia meglio evitare di fermarli per strada… ma io l’ho fatto e non c’è stato problema. Di solito dicono anche di far chiamare il taxi dall’albergo o dall’ostello. Secondo me è solo un modo per far pagare ai turisti una maggiorazione… a buon intenditor, poche parole. Idem per i mezzi, non sono nè più nè meno pericolosi di altri paesi.

-DF è una città piena di smog. Ho scoperto che sì, è vero, la città è inquinatissima. Ma lo smog da mascherina non c’è tutto l’anno e dipende dalla stagione! Non ricordo dove, ho letto una spiegazione su come funzionano le correnti nella valle centrale. Risultato: io ho trovato giorni tersi con aria frizzante (era ottobre) e qualche pioggia ogni tanto, ma zero smog. Informatevi prima di decidere il periodo dell’anno in cui andare.

 

Valutazioni: DF è una metropoli in costante movimento, affascinante e imponente, ricca di cultura e innovazione, passione e avanguardia. Non perdetela.

 

 

Tappa 2. Teotihuacan.

Bè, che dire, se siete da quelle parti non potete assolutamente evitare di salire sulle piramidi più vicine alla capitale messicana, nonochè sito archeologico precolombino più grande del nordamerica (il Messico fa parte del nord, lo sapevate?).

Non ho ancora capito chi abbia costruito la città (secondo me nemmeno gli archeologi l’hanno capito), so solo che non è di costruzione azteca (a quanto pare sti Aztechi erano degli autentici figli di puttana nella zona). La civiltà che vi visse, insomma, era pre-azteca e costruì un vero e proprio impero che dominò l’America centrale come Roma antica il Mediterraneo.

Vi basti questo per immaginare l’imponenza delle due piramidi principali, quella del Sole e quella della Luna… ah, dettaglio! La forma del sito archeologico (quindi della mappa della città!!) richiama quella dell’organo sessuale femminile. Simpatici burloni trombeurs pre-aztechi. 

 

esempio di vista di Teotihuacan dalla cima del tempio del Sol.

 

Tappa extra. Per gli amanti del culto cattolico o dei luoghi sacri: di ritorno da Teotihuacan verso DF potete far tappa al santuario della Virgen de Guadalupe, adorata in tutto il centroamerica. Se non altro perchè così otterrete che un messicano devoto vi spingerà a forza sotto il sacerdote che benedice buttando acqua in testa ai fedeli 12 ore al giorno… oppure potrete sentire la storia dell’apparizione della Madonna e capirne un pezzo di più sulla colonizzazione. Che non è mai finita.

 

 

Tappa 3. Cuernavaca.

Tappa breve in direzione di Taxco. Mediamente coloniale, niente di speciale se non fosse per dei giardini meravigliosi dove la primavera è eterna nel vero senso della parola, grazie a un clima meraviglioso quasi tutto l’anno.

La cosa figa, però, è la strada che da DF porta a questa cittadina di medie dimensioni, residenza per i week end di molti cittadini della capitale: son due ore di auto tra montagne verdissime che pare di stare sulle Alpi in estate e poi quando si ridiscende panorami mozzafiato su pianure vastissime e un po’ meno verdi.

Insomma, un Messico che assolutamente non ti aspetti.

 

 

Tappa 4. Taxco.

Ecco, questa è una vera delizia. Taxco è un paese incastonato tra i monti: visto da lontano sembra un disegno disordinato su una collina ligure, visto da vicino ha un fascino quasi mediterraneo e un’aria fresca e frizzante. Gioiello di Taxco è la cattedrale barocca, un esempio di sfarzo religioso messicano a cui ci si fa l’occhio visitando una decina di chiese… tanto il loro numero sembra infinito!

Bene, che fare a Taxco.

-Merita un giretto tra i negozi che vendono argento: il paese è famoso per la lavorazione del metallo e qui potete trovare i migliori artigiani messicani, tipo anche la bottega dove è stata forgiata la famosa collana di Frida. Qui ne trovate una copia fedele, che potete anche provare e che è in vendita. Ma che con ogni probabilità non potrete comprare. Ah! Se potete permettervela, chiamatemi per il prossimo viaggio che vi tengo compagnia.

-Una vueltita al mercado, giusto per dare un’occhiata, e poi fate una bella passeggiata per tutto il paese. Vicoletti, strade in salita e dopo una curva si apre un panorama sulla vallata, poi si ritorna giù e si finisce in un cortile dai muri bianco abbagliante e pavimentazione di mosaico. E se quando salivi ti sentivi quasi in Puglia, quando il bianco ti abbaglia sai di essere in Messico.

 

 

Tappa 5. Puebla.

Il santuario della religiosità messicana è qui. Bellissima città coloniale, comparabile solo con Antigua in Guatemala (ma Antigua se possibile ancora più bella), ha una chiesa a ogni angolo, autentici scrigni di oro che uno non se ne fa un’idea. C’è più oro dentro una di quelle chiese che nelle casseforti del San Paolo di piazza San Carlo.

 

Cose da fare a Puebla:

-sedersi in un ristorante e mangiare sereni. Se riuscite, meglio un ristorante che abbia un bel chiostro interno, dove potrete godere di una perfetta atmosfera coloniale e piatti da leccarsi i baffi. Non dimenticate di assaggiare la prelibatezza locale, il mole poblano, una salsa ricchissima inventata da una monaca, una vera delizia da aggiungere a carne o altro.

-fare un giro per i negozi di artigianato locale, che propongono principalmente lavorazioni di ceramica.

-assaggiare i dolcetti tipici. Tipo che uno tira l’altro, eh.

-sedersi su una panchina dello Zocalo e godersi tranquillamente l’atmosfera del centro.

-fare incetta di vestiti nei negozietti centrali, che offrono capi alternativi ma con un tocco latino.

 

 

Tappa 6. Cholula.

Tornando da Puebla verso DF potete fare tappa a Cholula, prima di risalire sulle montagne e immergervi nelle pinete.

Cholula è un paesino abbastanza piatto, disteso lunga la pianura dello Stato di Puebla, ma ha una particolarità: appena vi giungerete, vi accorgerete che c’è una strana collina in mezzo a una pianura. Bene, quella collina in realtà era una piramide, sulla quale è stata costruita una chiesa (STRANISSIMO!). La piramide racconta una cruenta storia di violenza del periodo della conquista e la chiesa sarebbe stata costruita sopra di essa a simboleggiare l’unione e la riappacificazione compiuta dalla cultura messicana tra l’eredità precolombina e quella coloniale.

Salendo sulla cima potrete notare con sorpresa che anche Cholula conta più chiese che anime, visto che sotto di voi si estenderà la città e tutta la pianura circostante, mentre sullo sfondo vedrete i due vulcani Popocatepetl e Iztaccihuatl, con la cima innevata quasi tutto l’anno.

Uno spettacolo che merita la scelta di fermarsi un’oretta a Cholula.

 

esempio di vista dalla chiesa di Cholula.

 

Conclusioni?

Il Messico è un paese immenso e le sue perle sono sparse nel territorio come i tocchetti di cioccolato dentro un cannolo siciliano: nell’insieme, è tutto delizioso, ma quando arrivi a quel pezzetto di cioccolato… mmmm, che goduria!

Com’è tornare.

maggio 9, 2012

Dopo mesi di riflessione sul ritorno, tento di descriverlo.

Quando parti, hai la valigia carica di aspettative. Quando torni anche. La differenza è che al ritorno ti trovi costretto a svuotarla lentamente, giorno dopo giorno, mentre l’entusiasmo va scemando e le aspettative restano deluse inesorabilmente.

Quando l’aereo decolla nella direzione del ritorno, pensi a tutto ciò che non rivedrai, ma soprattutto pensi a tutto ciò che finalmente ritroverai. Pensi che sarà un bell’impatto. Che sarà un’emozione. Che sarà bello.

No.

Quando l’aereo atterra, è un attimo. Ritornare è un istante, e il viaggio è già passato, mentre casa tua è sempre uguale. Non è una sensazione nè bella nè brutta, nemmeno forte come dicono.

La realtà è che il ritorno è una bestia che ti punisce per le tue mancanze passate, perchè il tempo trascorso ha allentato i nodi tra le persone, ha messo delle distanze, ha lasciato spazio ad altro, e tu ci devi fare i conti più di prima.

Non vedevo il ritorno come un passo indietro, se mai vedevo la partenza come una parentesi. Ora non più, perchè ho trovato più senso di vita nella partenza che nel ritorno. Nella partenza ci ho trovato la speranza, la voglia di vivere, la curiosità, il desiderio. Per ora nel ritorno ci ho trovato la lenta, inesorabile malattia mortale dei suddetti.

Tornare in Italia nel gennaio del 2012 senza un lavoro è un bel modo per andarsela a cercare, la sfiga. Che poi tu riesca a uscirne, quello è un altro discorso: di certo c’è che il mal di pancia è in agguato dietro l’angolo. Di certo c’è che ti chiedi per la prima volta se questo sia il paese per te.

Com’è tornare.

Come Volver.

Voci diffuse.

dicembre 19, 2011

“Son argentinos?”

“Aguacate! Aguacate maduro!!”

“Chances chances para hoy 17 91 ultimos pedacitos!”

“Juege el bingo juege el bingo juege el bingo”

“A mil a mil a mil el bolso es a mil”

“Pasen adelante aprovechen!”

“Adonde vamos?”

“Mire, son dos cuadra hacia abajo, a la esquina allà dobla a la izquierda y sigue para 6 o 7 cuadras hasta una farmacia. De ahì sube para allà como unas 4 cuadras. Entendió?” -  Sì claro!

“Usted es gringa?” – o_O

“y le gustó?”

“como le fue?”

“ay que rico!”

“buenas, como està?”

“gracias muy amable”

“Hay que aprovechar”

“Hola nena, como vamos?”

“Pura vida”

“buena nota mae”

“Hay algunos que no pueden, hay otros que simplemente no quieren. Nosotros que podemos y queremos, luchemos!”

“Tenés que regresar”

TOP 3 2011.

novembre 28, 2011

LUOGHI.

1. Isla Ometepe, Nicaragua.

2. Territori Maya – Lago Atitlan, Chichicastenango, Guatemala.

3. Parque Nacional Piedras Blancas, Costa Rica.

 

CITTA’.

1. Granada, Nicaragua.

2. Antigua, Guatemala.

3. Taxco, Mexico.

 

SPIAGGE.

1. Punta Uva, Costa Rica.

2. Cahuita, Costa Rica.

3. Santa Teresa, Costa Rica.

 

PIATTI.

1. Mole Poblano, Mexico.

2. Zuppa Kak’ik, Guatemala.

3. Rice&Beans caribeño.

 

 

 

Territori indigeni.

novembre 1, 2011

Circa il 2% della popolazione costaricense è indigeno.

Questo 2% fino agli anni ’90 non era cittadino costaricense. Non aveva carta d’identità. Non aveva quindi diritto a sanità, scuola, pensione, eccetera. Fino agli anni ’90.

Oggi esistono 8 differenti gruppi indigeni nel paese e la maggior parte degli appartententi vivono nei cosiddetti “territori indigeni”.

Si tratta di zone del paese dove storicamente vivevano gruppi indigeni, o dove, molto spesso, si sono rifugiati di fronte alla venuta degli spagnoli, prima – che hanno costruito città, fincas di cacao, coltivazioni di caffè – e delle multinazionali, poi – che hanno instaurato la coltivazione massiva del banano e dell’anans per l’esportazione.

Dunque questi gruppi vivono ora nelle terre più impenetrabili del paese, conoscono le montagne e le foreste pluviali e soffrono, come la maggior parte degli indigeni del centroamerica, un forte razzismo da parte dei cosiddetti “bianchi”.

Fortunatamente, il Costa Rica era la provincia più povera dell’impero spagnolo e qui sono venuti a vivere solamente agricoltori e coltivatori di caffè, seguiti poi, ma questo solo nel ’900, dalle multinazionali della frutta.

E’ stata questa “povertà” che ha permesso la sopravvivenza dei risicati gruppi indigeni che esistevano, i quali già erano gruppi molti piccoli e marginali rispetto ai grandi imperi azteca e maya del centroamerica.

Questi 8 gruppi indigeni ora sono cittadini. Un altro gruppo, invece no. Si tratta di indigeni che vivono al confine tra Costa Rica e Panamà e appartengono a una tradizione migratoria, spostandosi da un paese all’altro… e non appartengono così nè a un paese nè all’altro: nessuno dei due li riconosce come cittadini, infatti.

Visitando i territori indigeni Bribri-Cabecar, nella zona sud del paese, al confine, si notano gli aspetti positivi e negativi della politica di conservazione e allo stesso tempo segregazione degli indigeni:

1. nessun uomo bianco può comprare un terreno in zona indigena;

2. le strade non sono asfaltate, non esistono ponti sui fiumi;

3. esistono bus pubblici, esiste l’elettricità, esiste sky;

4. ci sono scuole elementari e superiori e anche una sede distaccata di un’università, nel villaggio più popoloso del territorio; nell’università pubblica in Costa Rica non esistono percorsi di studio in lingue indigene; nelle scuole della zona limitrofa a Bribri si studia la lingua indigena solo per due anni;

5. molte persone che superano i 30 anni non parlano bene spagnolo perchè la loro madre lingua è bribri; alcune persone che non superano i 20 anni non è chiaro se parlino bribri o solamente spagnolo;

6. molte case sono costruite con il metodo tradizionale: legno di una palma molto resistente e tetto con foglie intrecciate; molte altre case hanno un tetto di lamiera;

7. molti indigeni si spostano verso la costa per trovare lavoro, adattandosi all’industria bananiera o ai lavori manuali;

8. nei territori indigeni è possibile vedere molti afrocaraibici, provenienti dalla costa, che si sono mischiati con gli indigeni e lì vivono.

A voi decidere quali sono gli aspetti postivi e quali i negativi.
A me non è chiaro, ci sto pensando su.

la propaganda politica è come la coca cola: la trovi in ogni angolo di mondo. ovviamente dove gli abitanti hanno diritto al voto.

Affermazioni messicane – whattafuck?!?

ottobre 23, 2011

Affermazioni importanti – numero 1.

“La crisi si fa sentire anche qui. Quello che permette al Messico di tirare avanti sono tre cose: il petrolio, il turismo e i narcos.”

WHATTAFUCK?!?

Affermazioni importanti – numero 2.

Step 1: “La casa del signore deve essere ricoperta d’oro.”

Step 2: “Con tutto quest’oro mangerebbero tutti i bambini del centro America.”

Step 3: “Ecco, tu sei come quelli della mattanza di plaza de las tres culturas nel 1968. Un seguace del Che.”

WHATTAFUCK?!?

Affermazioni importanti – numero 3.

“Vedete, con queste opere d’arte è raccontata la storia della conversione degli indios al cristianesimo, grazie alla conquista. E dobbiamo ringraziare l’inquisizione spagnola: grazie a essa ora il 95% della popolazione messicana è cattolica.”

WHATTAFUCK?!?

Nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo. Amen.

Oh, my sexy brand!

agosto 8, 2011

SEXY. DEVI ESSERE SEXY. SEXY. SEXY.

Sembra un mantra, ma in realtà è solo uno dei messaggi che vedo ogni giorno, costantemente. Sono giunta alla conclusione insperata che più una società è machista, più le donne DEVONO essere sexy. L’undicesimo comandamento, il primo della società machista.

Il credo su cui si fonda la religione del culo alto.

Ovviamente, la produzione si adegua al mercato. E così anche i brands producono orripilanti campagne pubblicitarie dove intonanto il coro: “SEXY! SEXY! SEXY!”

Ieri ne ho vista una veramente vomitevole firmata Levis. Affissione. Il claim era una roba del tipo “non importa la taglia, quello che conta è essere sexy”. E sotto tre tipe supermagre con jeans attillatissimi (STRANO!) e tacco 15, che dovrebbero rappresentare le tre tipologie di donna: magra-normale-formosa. Ovviamente nemmeno la formosa superava i 54 chili. Così, a occhio.

Visto che non avevo un cazzo da fare, mi sono letta tutta la bodycopy.

Brividi.

Il copy in questione (che spero essere stato prodotto da un uomo) spiegava con slogan da sessantottina infervorita che finalmente, grazie a Levis, era giunta la vera democrazia: i jeans fatti su misura per le tue curve, per poter strizzare, alzare, gonfiare o rotondeggiare tutta la (poca) carne che hai, in modo da risultare sempre liberamente e stupendamente sexy!

Non so se la stessa sia prodotta anche in Italia. Avvertitemi nel caso, così raddoppio lo sbocco.

Letto ciò, mi volto, e quello che vedo è una bambina di circa 2 anni con sandali con tacco che fa la coda per entrare al cinema con la mamma. Che ovviamente sfoggia jeans “alzaculo” e sandalo tacco 15, elemento indispensabile per completare il quadro, meglio se leopardato o brillantinato (o i due insieme. così, per andare sul sicuro in tema di eleganza).

Parole come sensualità e femminilità non mi sfiorano l’anticamera del cervello da mesi ormai: oggi tutto è dannatamente sexy, a ogni costo.

Ragazze, non so usare altre parole per dirlo: ripigliatevi.

Forse non sapevi che…

luglio 31, 2011

ARTICULO 75.- La Religión Católica, apostólica, Romana, es la del Estado, el cual contribuye a su mantenimiento, sin impedir el libre ejercicio en la República de otros cultos que no se opongan a la moral universal ni a las buenas costumbres.

 

ARTICOLO 75.- La religione cattolica, apostolica, romana, è quella di Stato, il quale contribuisce al suo mantenimento, senza impedire il libero esercizio nella Repubblica di altri culti che non si oppongano alla morale universale nè al buon costume.

 

Tratto da: Constitucion politica de la Republica de Costa Rica.

Ahem. Morale universale e buon costume?

PS: questo è l’unico articolo presente sotto la voce “religione”.

Un villaggio tranquillo.

luglio 24, 2011

“Aaaaah, questo sì che è un villaggio tranquillo!”  Così commenta don Julio, mentre camminiamo per le vie di un villagio sulle sponde del lago Atitlan, zona al centro dei territori Maya: qui si affacciano due gruppi etnici differenti.

“Qui nessuno ruba, no no. Potete stare tranquilli: nessun turista viene assaltato.”

Molto bene – penso – PERCHE’, don Julio??

“Se una persona viene scoperta a rubare, bè… diciamo che non c’è bisogno della polizia: vedete quanti poliziotti ci sono? Solamente 4! Ecco, ci pensano gli abitanti del villaggio: se sei un uomo, ti linciano, se sei una donna, ti tagliano i capelli. Es increible verdad?” E ride.

Comunque – dico io – non è che non legga i giornali: qui linciate anche le donne, o meglio, le fate fuori a migliaia all’anno. Dettagli. O le rovinate la faccia con l’acido. Ma sorvoliamo.

“Aaaaah, io vengo qui da più di 20 ad accompagnare gruppi di turisti: una volta era tutto diverso.”

Nel pieno della guerra, i turisti?

“Sì, sì, la guerra c’era, ma non è che si vedeva. Alla fine… la guerra era fatta solo da guerriglieri che si nascondevano nelle montagne.”

Ah.

“Eh, allora qui c’era l’esercito. Poi l’hanno mandato via. Quando arrestavano un ragazzo, lo torturavano, lo uccidevano e poi lo trascinavano per tutto il villaggio, per far capire la musica.”

Ah.

“Un giorno gli uomini del villaggio hanno deciso di ribellarsi: si sono armati e sono corsi alla postazione militare per protestare. L’esercito ha aperto il fuoco. E chi erano i primi, che correvano più veloci? I ragazzini ovviamente. Così, dopo quell’episodio, il governo ha deciso di togliere l’esercito da qui.”

Un villaggio tranquillo. Appunto.

esempio di uno dei villaggi che si affacciano sul lago di atitlan

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